Sant’Antonio da Padova…il santo del pane

“GIRO…DIVAGANDO”  – IL PATRIMONIO IMMATERIALE:

SPIGOLATURE, USI E COSTUMI, RICORDI

Sant’Antonio da Padova…il santo del pane

(pubblicato su “Agorà- mensile dei trulli e delle cummerse”, giugno 2016 – anno 3- n.26, pag. 16)

di Valentina Mastronardi

Il 13 giugno, giorno della morte avvenuta nel 1231 a soli 36 anni, la Chiesa celebra sant’Antonio da Padova, Doctor Evangelicus (proclamato tale da Pio XII nel 1946 e santo da Gregorio IX nel 1232), tra i culti più diffusi del cattolicesimo. Fernando Martins de Bulhões entrò giovanissimo nel monastero agostiniano São Vicente, poi a Coimbra dove fu ordinato sacerdote.Nel 1220 decise di dedicarsi alla missione francescana chiamandosi Antonio, in onore del Santo abate di origine egiziana, cui era dedicato il romitorio dei frati (comunemente noto per la malattia herpes zoster – “fuoco di sant’Antonio”) Dotato di grande umiltà, ma anche di sapienza e cultura nonché per le sue doti di predicatore, viaggiò molto tra l’Italia e la Francia dove, si dice, fosse stato inviato da san Francesco d’Assisi, per contrastare la diffusione del movimento dei catari. Sovente è raffigurato con fattezze giovanili, ha il privilegio di avere il Bambino tra le braccia e un giglio bianco in mano. Si distinse per la sua opera caritatevole e vicinanza verso i più deboli tra cui i bambini. Un miracolo a lui attribuito sarebbe all’origine di una delle forme di devozione popolare più singolari: la benedizione e distribuzione di pane ai poveri. Continue reading Sant’Antonio da Padova…il santo del pane

È arrivata l’estate al sapore di frise e cialledde

“GIRO…GUSTANDO” – IN VIAGGIO
TRA SAPERI E SAPORI DI LOCOROTONDO
È arrivata l’estate al sapore di frise e cialledde

pubblicato su “Agorà- mensile dei trulli e delle cummerse”, luglio 2016 – anno 3- n.27, pag. 16)

di Valentina Mastronardi

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La frisa e la cialledda sono piatti della tradizione estiva, freschi e digeribili. Seppur il pane sembra stia scomparendo dalle nostre ricche tavole ipercaloriche (Scianna,2013) il patrimonio genetico del pugliese e del mediterraneo più in generale, celiachia permettendo, è pane, frisa a’frise e frisella – a’freseddhe(impasto arricchito d’olio e ingredienti vari) e riusi con la cialledda.La frisa, pane disidratato realizzato col medesimo impasto, di grano duro o d’orzo per i più poveri, a forma di un grande tarallo che viene fatto lievitare e poi cotto nel forno a legna. Tirata fuori e ancora calda, viene tagliata a metà e reinfornata per la biscottatura, che la disidrata.Per gustarle basta ammollarle in acqua fresca per qualche istante, per alcuni il tempo di un segno della Croce (per più istanti tende a sfaldarsi assorbendo più acqua, si dice spunzete).E poi per condirle: pomodorini, sale, origano fresco e olio evo, ingredienti straordinari che raccontano un territorio e la sua storia dove la terra, la bellezza, l’amore, tutto questo ha sapore di pane(P.Neruda) Continue reading È arrivata l’estate al sapore di frise e cialledde

La devozione popolare nella recita del SS. Rosario

“GIRO…DIVAGANDO”  – IL PATRIMONIO IMMATERIALE:

SPIGOLATURE, USI E COSTUMI, RICORDI

La devozione popolare nella recita del SS. Rosario

di Valentina Mastronardi

madonna delle rose

Nelle campagne, negli spiazzi comunitari – jazzili delle varie contrade di Locorotondo, sin dallo scorso anno, ogni sera per l’intero mese di maggio, viene celebrato il Santissimo Rosario, tra i culti più antichi della cristianità. Maggio, tradizionalmente dalla Chiesa e dalla devozione popolare, è dedicato alla rosa tra le rose, la Vergine Maria. (Un tempo maggio era l’unico periodo in cui sbocciavano le rose, per questo ancor più preziose. Tra le più delicate, la rosa canina, piccola rosa selvatica che, prima del suo sbocciare, si riempie di piccole bacche rosse, cinorroidi, in epoca medievale utili per farne rosari.) Precedentemente la sua recita veniva praticata all’interno di case private, allestito un altarino, abbellito da una tovaglia, solitamente bianca e da una composizione floreale per onorare la presenza da’ Madonna– la statuetta, ospitata un giorno e una notte, per poi passare all’abitazione successiva.

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Un concorso culinario per tramandare la tradizione

“GIRO…GUSTANDO”  – In viaggio tra saperi e sapori di Locorotondo

Un concorso per tramandare la tradizione

(“Agorà- mensile dei trulli e delle cummerse”, gennaio 2016 – anno 3- n.21)

 

di Valentina Mastronardi

 

Nel I° numero di questa rubrica si accennava a come un cibo, un profumo o pietanza abbiano un potere suggestivo e possiedano quel fascino intrinseco di raccontare una comunità e la storia di un territorio. Innegabile il rapporto cibo-memoria che è anche conoscenza di tradizioni culinarie e alimenti di un tempo passato e in alcuni casi perduti. Tra gli intenti di Girogustando I° concorso culinario amatoriale di dolci tipici natalizi, organizzato dalla sezione di Locorotondo dell’Associazione Ecomuseale di valle d’Itria, raccontare e tramandare la tradizione culinaria, il senso della famiglia e della condivisione di una ricetta che preparata per una festività, in questo caso natalizia, è capace di veicolare. Continue reading Un concorso culinario per tramandare la tradizione

storie di befane

i giardini perduti di heligan in Cornovaglia
i giardini perduti di heligan in Cornovaglia

“La Befana si festeggia nella dodicesima notte dopo il solstizio invernale, quando secondo gli antichi romani si celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso Madre Natura. I Romani credevano che nella notte delle figure femminili volassero sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti da cui il mito della figura “volante”. Secondo alcuni, tale figura femminile fu dapprima identificata in Diana, la dea lunare non solo legata alla cacciagione, ma anche alla vegetazione, mentre secondo altri fu associata a una divinità minore chiamata Sàtia (dea della sazietà), oppure Abùndia (dea dell’abbondanza).
Un’altra ipotesi collegherebbe la Befana con una antica festa romana, che si svolgeva sempre in inverno, in onore di Giano e Strenia (da cui deriva anche il termine “strenna”) e durante la quale ci si scambiavano regali.
La religione cristiana rimanda ad una leggenda risalente intorno al XII secolo, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una signora anziana. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.
I bambini usarono poi, mettere delle scarpe e/o delle calze fuori dall’uscio di casa, proprio perché sarebbero servite come ricambio durante il lungo errare della vecchietta; ma, se quest’ultima non ne avesse avuto bisogno, le avrebbe lasciate lì, riempite appunto di dolci.” credits museodistorianaturaledifirenze

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